La vera storia de 'gli Etiopi'

gli albori

La fortuna di essere nati nella seconda metà degli anni '60 ha premesso a noi tutti di vivere con il giusto distacco le tensioni del decennio successivo (troppo piccoli e troppo distratti) e con il giusto ribrezzo la noia mortale della Milano anni '80. Questo cocktail di coincidenze, servito fresco, cioè a circa 18 anni dalla sua preparazione, ci ha consentito di fare insieme un lungo percorso, restando legati e uniti come poche altre band conosciute ai nostri esordi. Ciò, a ragion del vero, è anche dovuto al profondo legame di amicizia che ci ha legati e ci lega ancora oggi, amicizia che, in alcuni casi, risale ad un'epoca di molto anteriore alla nascita del gruppo.

IL KAPPE GIANLUCA (ABRAMO) ALE (GRANDE FEROX)

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Siamo nel 1981, primo anno di liceo: con Alessio e Gianluca ci conosciamo e frequentiamo dai primi anni di infanzia; giochiamo nello stesso cortile e, in caso di pioggia, nella cameretta di uno o dell'altro. Con l'inizio del liceo io ho mollato, più o meno definitivamente, le mie amicizie milanesi diventate ormai a rischio: sono gli anni in cui la roba fa la sua comparsa, gli anni in cui ci si diverte a fare a mazzate tra bande di quartiere e la legge che domina è il Codice … della strada! Me ne vengo via, quindi, dal mio Quartiere Dormitorio e inizio a frequentare più assiduamente Monza, o meglio, San Fruttuoso, dove da anni si erano trasferiti i miei. I pomeriggi del 1981/82 passano tra versioni di latino ed esercizi di chitarra: il Complete dei Beatles è la Bibbia per chi vuole imparare gli accordi e il canto, e io non mi sottraggo a questa iniziazione.

Quando ascolto musica, spesso e volentieri, mi concentro però sui cantautori italiani: con Alessio ascoltiamo in particolare Gaber, Guccini, De Andrè. Siamo molto affascinati dal primo, dalle registrazioni dei suoi spettacoli teatrali dove canto e recitazione si susseguono con tempi perfetti. Ascoltiamo Jannacci, Cochi e Renato e poi gli Skiantos.. Con Gianluca ci dedichiamo più al Rock, quello duro (AC/DC, Van Hallen, Iron Maiden, Kiss), al Punk (Sex Pistols e Clash) e al progressive italiano (PFM, Banco, Area). Insomma, di tutto un po', anche se siamo in contro tendenza rispetto ai gusti dei nostri coetanei (molta musica Disco, già incline all'elettronica).

Il giro di amicizie, che di estate si allarga ad altri ragazzi del caseggiato, lentamente si coagula attorno ad alcuni capi saldi: il divertimento fine a sé stesso, la provocatorietà degli atteggiamenti nei confronti degli altri gruppi e degli adulti, il gusto della trasgressione. In quel periodo mettiamo a segno alcuni scherzi di notevole fattura (finendo peraltro sul giornale in un paio di occasioni: ometto i particolari perché i reati non si sono ancora prescritti…) e iniziamo le scorribande serali (e, nei week-end, notturne).

Nel settembre del 1982, ripresa la scuola, i pomeriggi tornano ad essere necessariamente più casalinghi: ci si trova allora ogni giorno verso le 18,00 a chiacchierare, spesso in casa mia e spesso, sempre più spesso, con la chitarra in mano. Nel frattempo sono successe alcune cose, almeno per me determinanti: il concertone della PFM al QT8 (e la folgorazione "da palcoscenico" che ne subisco); il concerto degli Skiantos al Punto Rosso di Piazzale Lagosta; di lì a poco il concerto dei Clash al Palazzetto dello Sport. I tre avvenimenti mi esaltano al punto tale da desiderare più di ogni altra cosa la creazione di una rock band. Tutto poi è agevolato da un fondamentale incontro avvenuto alla fine dell'estate:

IL BUCC

il Bucc. Insieme a Gianluca, in un pomeriggio di scazzo totale, andiamo a sentire un vicino di casa, Mizar, che prova nel box la nuova tastiera. Con lui ci sono un bassista di Cinisello, che non vedremo più, e Marco, il Bucc, alla batteria. Da quel pomeriggio diventeremo, per lunghi anni, inseparabili: stesso amore per la musica, stessa voglia di divertirci, identici sogni di fuga ed evasione.

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Il Bucc suona da tempo e così conosce altri musicisti: inizia a portarmi con lui nelle sale prove di Milano e provincia, in studio, nei garage, negli scantinati: insomma, ovunque ci sia qualcuno che possa mettere a disposizione uno spazio per suonare. Inizio così a cantare, qualche Blues, qualche pezzo degli Skiantos (convincendo gli strumentisti, spesso refrattari a quel tipo di musica) qualche pezzo punk. Quando Marco inizia a frequentare casa mia è proprio il periodo in cui sta nascendo la voglia (e potrei dire: l'esigenza) di scrivere qualcosa di mio, di "nostro". Per settimane, mesi, con lui, con Gianluca, con Alessio, Zasa, Piccone e altri, pochi, amici persi per strada, si passa il tempo a registrare in presa diretta su un vecchio mangia cassette improvvisazioni e gags. Quel materiale lo riascolteremo decine di volte, cercando di trarne gli spunti per creare qualcosa di più compiuto. Il che, regolarmente, avverrà nell'arco di circa una anno, anno e mezzo.

Conservo ancora oggi molti foglietti contenti spunti e appunti, testi di canzoni scritte di getto e quasi sempre truculente, in pieno genere splatter: la eco di quelle performance pomeridiane si ritroverà due anni più tardi in brani come Zombie, Inam, Guttalax, Amore Obeso. Per il momento ci accontentiamo di rifare due, tre canzonette decine di volte, con il Bucc che percuote il bidone di detersivo, una pentola, un bicchiere a mo' di batteria; gli a solo vengono eseguiti col kazoo o col flauto dolce.

Altra caratteristica che ci accomuna tutti è l'amore per il demenziale, inteso come genere musicale (Skiantos, nostri numi tutelari) e come scelta comportamentale. Coltiviamo un senso dello humor assolutamente sopra le righe, a volte tanto surreale che passiamo minuti ad esprimerci con versi inqualificabili (vedi i coretti di Cappuccetto Rosso). Ci piace il cinema trash e ci piace tutto ciò che per altri è eccessivo: il girovagare di notte per Milano quando non ci sono i genitori, il frequentare, quando si riesce, i cinema porno per fare piazzate assurde (quante volte ci hanno sbattuti fuori), importunare durante i puttan-tour le signorine e i sempre più numerosi signorini che affollavano in quegli anni i viali di periferia. Più le cose sono assurde, più ci entusiasmano. Diventa un po' uno stile di vita, la scelta di essere ed apparire sempre fuori dagli schemi, imprevedibili … bislacchi.

"Un dì che camminavi in de per mì" è la prima canzone (se così possiamo dire) composta e registrata artigianalmente in quei pomeriggi: ne rimangono solo alcuni frammenti che sono giunti fino ad oggi solo per tradizione orale avendo perso gran parte delle musicassette registrate in quegli anni. E' un brano assolutamente assurdo, popolato di personaggi fantastici (il gatto Mio Mao, Kalimero etc), senza capo né coda. Ma ci schiantavamo dal ridere riascoltandolo. Già più strutturato è "Cappuccetto Rosso": strofa e ritornello, intermezzo di versi gutturali incomprensibili, non-sense.

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Ancora un passo avanti lo facciamo con la prima canzone dedicata ad una donna, "Amore obeso", un twist allegro, orecchiabile e al contempo un inno alla femminilità meno sottile e sofisticata ma più godereccia ("…tu mi ami, io lo so / e non posso dirti no / se mi chiedi a colazione / le lenticchie e lo zampone … non vorrei averti offesa / regalandoti una pesa / ma tu, con la tua pancia / mi ha sfasciato la bilancia…"). Sempre nello stesso periodo vengono composte INAM, Zombie, Terun, Guttalax, delle quali parleremo più avanti.

Per circa due, tre anni queste canzoni restano esperimenti casalinghi; quando con Marco ci troviamo a suonare non abbiamo mai il coraggio di proporre agli altri strumentisti di tentare almeno un accenno ai pezzi di quelli che ancora non si chiamano Etiopi: passiamo così ore e ore a suonare e cantare standard del Rock sbraitando in impianti voce pessimi. Solo a sera, durante qualche festa, azzardiamo alla chitarra i riff dei nostri pezzi nell'incomprensione (e disgusto) generale.

SKA

La svolta avviene nel 1984-85: in classe con me c'è Sergio, Ska, un ottimo chitarrista rock. Da anni ci frequentiamo, ascoltando musica e scambiando opinioni sui reciproci gusti ma mai abbiamo pensato di poter fare qualcosa insieme. Peraltro Ska già suona in un gruppo, i Totem, che riscuote un buon successo a livello di concorsi per giovani rock band e sarebbe impensabile proporgli di organizzare qualcosa con noi. Però si inizia a parlarne, sempre più spesso, anche perchè sempre più spesso ci ritroviamo a bere qualcosa, a sparare cazzate, a ridere insieme.

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MARIO

Il problema che Sergio avverte maggiormente è quello di giustificare al batterista dei Totem la sua esclusione da un progetto in sala di registrazione con un gruppo che dei Totem risulta essere la clonazione. Perché è evidente che alla batteria ci sarà il Bucc e al basso Davide Zucca (Totem). Non solo, alla chitarra ritmica ci sarà Mario, un polistrumentista, anch'egli dei Totem (dei quali è anche la voce leader) e vicino di casa di Ska.

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Dopo numerosissimi rinvii arriva il grande giorno: nel 1985, durante le vacanze del IV liceo scientifico, al "Peter Hammil's studio" di Via Monfalcone (Milano), GLI ETIOPI incidono le prime tracce della loro storia. E' una mattinata afosa e c'è molta tensione, anche perchè non sono mai state eseguite prove prima di allora!! Però c'è fiducia, ed entusiasmo e tanto basta... A proposito: poco tempo prima di decidere la data della registrazione occorre trovare il nome del gruppo, ed è un'impresa. Qualcuno propone "Romeo e los gringos", nome del gruppo di liscio che compare nel film "Berlinguer ti voglio bene" con Roberto Benigni. Altri propongono "Pino Pene e los goldones". Alla fine decidiamo di rivolgerci ai nostri numi tutelari e così mettiamo in votazione alcuni nomi segnalati da Freak Antoni nel suo "Stagioni del Rock Demenziale": il ballottaggio avviene tra "Gli Slip" e "Gli Etiopi". Vincerà il secondo perché, a parere unanime, "è il più demenziale siccome non vuol dire un cazzo.."

La registrazione al Peter Hammil's studio contiene Skazzo Blues; Zombies; Amore Obeso; Guttalax; Cappuccetto Rosso; Oblo'; L'ippopotamo Gervaso; Inam; Fame; Terrun ed è eseguita con questa prima formazione: Voce: Kappe; Chitarra leader: Ska; Chitarra ritmica - II voce: Mario; Basso: Zucca; Batteria: Bucc; Cori: Gianluca.

"Skazzo Blues" è una malinconica fotografia della mia rassegnazione all'ineluttabilità del divenire e alla corruzione dell'essere: la ragazza mi ha appena lasciato e mi girano le palle, bevo, fumo, mi lamento a tempo di blues... "Zombies" è un rock cimiteriale, sull'onda dell'Heavy Metal del momento: storia truculenta di salme, cadaveri, mostri antropofagi, lune piene..."Guttalax" appartiene alla stagione del nostro rock più.. escatologico, la fase fecale del gruppo... "Oblò" è una finestra sulla demenza che ha contagiato tutti in sala prove (dove viene improvvisata al momento...) "Fame" può intendersi come una risposta – assolutamente demenziale ("quando ero in astinenza / mi grattavo un po' la panza / poi agivo con violenza / ingoiando una pietanza… arrivati fino a Canzo / ritornammo indietro a Monza / e in attesa della Lonza / ci mangiammo mezzo manzo..) - ad "Amore obeso", mentre "Inam" è un punkaccio della prima ora ("sono stato all'ospedale / perché mi sentivo male / ma vedendo tante pene / poi mi son sentito bene … è la mutua il tuo conforto / se ti senti quasi morto / lei ti allevia il dolore / quanta cura quanto amore"). "Terrun" è in dedica ad un amico del cortile, uno scherzaccio che gira sugli accordi di Mi piaccion le sbarbine degli Skiantos. Una parola a parte per "L'Ippopotamo Gervaso": è una delle tante storielle, favole, poesie che col tempo Alessio, il Grande Ferox, regalerà al gruppo, un dono della sua inesauribile demenza. All'inizio sorprende non poco la genuinità, la spontaneità del testo e della storia che vuole narrare. La sua struttura a loop infinito, ottima per canti da osteria, si presterà poi ad alcune memorabili session fuori dalle birrerie sestesi e sul palco di alcuni locali milanesi. In una di queste occasioni sale sul palco pure Napo, amico del gruppo e coautore della poesiola. Non solo, ma il personaggio dell'Ippopotamo Gervaso rappresenterà per Gli Etiopi un riferimento importante: nel primo esperimento cineamatoriale (Super8 con sonoro) sarà proprio il simpatico Ippopotamo - giustamente interpretato dal Grande Ferox - a trarre in salvo il povero Ska (proclamatosi devoto di tal "Bozzigotta Cremagliera", uno dei tanti prodotti allucinati della mente collettiva del gruppo) dalle guardie Anti-demenza del Tribunale Supremo presieduto da Gianluca.

La tradizionale Festa dei Fiori di Bresso, nel settembre 1985, consente la prima esperienza live della nuova formazione: in questa occasione, oltre ai brani già presenti nella demo del Peter Hammil's Studio, viene presentata l'inedita "Lorena", il primo vero hit del gruppo con Skazzo Blues. E' una versione unplugged, ovviamente, avendo concluso la stesura del testo mezz'ora prima dell'inizio del concerto. Ma il testo è destinato a fare scalpore per la crudezza delle immagini evocate e per il contenuto scabroso: "… E povera sciocca la nostra Lorena / è ovvio che un uomo di te si impressioni / il tuo fascino ambiguo di plastica e vetro / risveglia la voglia di usar la catena / E fù così che un giorno tuo padre / dopo averti usato violenza / abbandonò ogni sua speranza / e con un badile la tua testa tranciò…" Sul palco si avvicendano canzoni a sketch improvvisati, poesie e sberleffi. Alessio declama lì per lì "Asino azzurro", prima di una lunga serie di poesie dedicate al conflitto tra l'utopia e la realtà: la pace agreste e l'ansia metropolitana;

Asino azzurro
hai mangiato pane e burro
sei andato fino a Turro
e sei finito contro il mur(r)o

Ska si abbandona a virtuosismi che trascinano il pubblico, il Bucc improvvisa un balletto, Gianluca interpreta al meglio i versi di Cappuccetto rosso: che giornata! Una nota sull'abbigliamento: scendiamo in campo avvolti da uno spesso strato di scotch da imballo e ci presentiamo così: "Siamo il vostro pacco odierno". Il concerto, della durata di circa un'ora, si tiene nel pomeriggio sotto un sole caldissimo. Al termine, uno spettatore si offre di fare da tramite con il "Magia Music Meeting", allora il Top dei locali underground di Milano e Lombardia: se ne parlerà a marzo.. Poi si va tutti a bere una birra per festeggiare.

Nell'autunno una nuova performance live: un concerto al Circolo ACLI di Cinisello. Presentiamo, tra gli altri, brani come Guttalax e Inam, terrorizzando il pacifico pubblico del locale. Il Bucc, che sta effettuando il servizio di leva, per l'occasione ottiene una licenza speciale: rientrerà nella notte a Falconara dopo la pizza, la birra e l'abuso di sostanze demenziali. Memorabile resta comunque la sbronza pomeridiana di Fanta e Pepsi … io che non ho mai frequentato un oratorio in vita mia solo adesso capisco il tempo buttato via per strada…

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" la mutua il tuo conforto se ti senti quasi morto."

ZOOOMBIE.......

......ZOOOMBIE

L'Ippopotamo Gervaso...

L'anno si conclude con il concerto natalizio al Parco Nord: il Bucc è assente e alla batteria arriva, per l'occasione, Max Ferrari, batterista dei Totem. Il concerto è interrotto da gravi incidenti: gruppi Heavy Metal tentano di incendiare il palco e intervengono gli inservienti di sala; poi seguono battibecchi tra gruppi punk e pubblico Heavy (ragazzi, che anni!!). Suoniamo per ultimi, di fronte allo sparuto (ma già fedele) pubblico: è il nostro primo vero concerto Rock. Per l'occasione tutti i pezzi sono stati riarrangiati: c'è nuova enfasi negli accompagnamenti (anche se - ma non per molto - manca ancora una tastiera), la seconda voce di Mario incalza nei crescendo, gli "a solo" di Ska infiammano gli animi e inumidiscono le mutandine delle fans.. è un bel successo. La serata prosegue così con le prime "fedelissime" sui duri banchi di scuola e/o (dipende dalla resistenza) sui freddi pavimenti. Yeah..

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... on stage ... Kappe-Abramo-Grande Ferox Ska-Zucca


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