La vera storia de 'gli Etiopi'

il maniglia

Dopo nuove prove eccoci nuovamente al Sorpasso, dal vivo. È il 28/2/90, in pieno clima carnevalesco. La scaletta della serata prevede La cinese, Caro papà, Sera di marzo, Amore bislacco, Sempre più solo, Safari metropolitano, Mazzurka, Sonia, Faccia da pazzo, Poster, Rane mangione, alcune poesie di Alessio (la tempesta; le massime), Lavoro nero, In riva al mare, Femore, Il fiume in piena, A' discuteca, S.W.P., Lorena, altre poesie di Alessio (odissea; asino bagnato), Don Gaetano, Canzone tango, Cappuccetto rosso, Cacca di cane, Skazzo blues, La signora, Bambini bastardi, Amore obeso. È un concerto molto intenso e per la prima volta proponiamo Poster e In riva al mare: il primo è un brano da night club, da ascoltare a luci soffuse; si gioca sull'equivoco tra sogno e realtà: la donna che ti spoglia al rientro a casa dal bar altro non è che l'immagine di carta appesa al muro, il poster, che si anima grazie ai litri di birra trangugiati comme d'habitude. La canzone avrà un secondo momento di gloria quando, più avanti, sarà interpretata a due voci con Sarah, prima e unica cantante donna del gruppo. In riva al mare è invece un pezzo destinato ad un certo successo: ha un sound molto anni '60, coretti beatlesiani, e necessita di una interpretazione.. "alla Modugno". Si narra di una domenica estiva passata sulla spiaggia di Rimini (o Riccione), dell'infatuazione amorosa per una bella ragazza, della sua resistenza alle bramosie d'amor e quindi dell'impeto irresistibile "T'ho violentata in riva al mare una domenica d'agosto / ci siam scelti anche un bel posto sulla spiaggia sotto al sol-o-ol / tra le mamme ed i bambini che giocavan con la sabbia / tu piangevi dalla rabbia ma la gente era con me / mi battevano le mani io spingevo come un matto / tu sembravi un po' distratta e non mi parlavi più / poi ho lasciato il posto ad altri che facevano la fila / ed al ritmo della radio han ballato un po' con te / Mi hai lasciato in riva al mare un'ora dopo il nostro incontro / sei fuggita in ambulanza e non mi hai chiamato più / così ho finito per stancarmi, una domenica da solo / ho fatto un bagno e, sai com'è, son tornato su in città". Il pezzo contribuisce al consolidamento della cattiva fama del gruppo: insieme a La Signora, Lorena, Ti squarto la vulva, Bambini bastardi, La canzone di Natale, farà si che le porte di alcuni locali milanesi si chiudano definitivamente. Dove invece ci permettono di suonare, il pubblico è sempre più numeroso.

Siamo di nuovo al Sorpasso il 17/3/90: è una piccola rassegna di rock band milanesi affiliate al locale e ci spettano solo cinque pezzi. Proponiamo Don gaetano, MM, Ippopotamo Gervaso, Skazzo blues, La signora. La novità è rappresentata da MM (Metropolitana Milanese), cronistoria di un'odissea metropolitana: ritmo ossessionante, costruito sul rumore del vagone che accelera e rallenta, sull'apertura delle porte, sul flusso continuo di persone. È una canzone particolare, diversa dallo standard del gruppo, che segna però quella piccola svolta che potrà dirsi compiuta con la prossima sessione in sala di registrazione.

Tappa rappresentativa è il Concerto del 1° maggio a Corsico: è una bella giornata di sole, suoniamo in un piccolo anfiteatro all'aperto, ci divertiamo di gusto, eppure c'è qualcosa che non funziona a dovere.
corsico
Alcuni dissapori, emersi ultimamente, rendono il rapporto con Lello sempre più difficile da gestire. I problemi riguardano tanto la convivenza più prettamente musicale (ogni pezzo prevede due a solo di chitarra per concedere uguale visibilità a Lello e Ska) che l'idea generale di indirizzo del gruppo.
Secondo Lello dovremmo osare di più, proporci di più, accettare, se fosse il caso, alcuni dei compromessi sempre rifiutati: ammorbidire complessivamente i toni (anche e soprattutto fuori scena, cioè quando si tratta con i gestori o i proprietari dei locali) e forse anche moderare i testi delle canzoni, in modo da ottenere ulteriori passaggi radiofonici. Incontrando sempre più le resistenze del gruppo, un po' alla volta, Lello si troverà ai margini della band: ma quando una sera, fuori dalla pizzeria di sempre, dopo una sessione prove verrà sancito il divorzio tra il chitarrista e la band, ben pochi avvertiranno come una liberazione la rottura. Resterà sempre, in tutti noi, il ricordo di anni avventurosi vissuti insieme, in buona armonia ma con un progetto musicale incompatibile con la presenza di due chitarre contemporaneamente. E, alla lunga, con un progetto di vita divergente..

Alla crisi del rapporto con Lello contribuisce la ricerca di nuove sonorità: Cavotta ha portato da un po' di tempo un vecchio amico bressese, ben noto a Ska e Lello in quanto loro vicino di casa. Si tratta di Massimiliano, detto Maniglia, ottimo chitarrista ma altresì ottimo polistrumentista. La particolarità di Maniglia è quella di suonare una chitarra Synth, vale a dire uno strumento che permette di generare, collegata ad una periferica, suoni assolutamente originali ed altri come fiati, violini, percussioni, etc..

MANIGLIA

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La sua chitarra funge in realtà da seconda tastiera. Per un primo periodo non c'è alcuna incompatibilità tra Maniglia e Lello, tanto diversi sono i ruoli dei due. Anzi.. Maniglia sembra preferire il ruolo del percussionista, contribuendo a movimentare dal punto di vista ritmico i pezzi de Gli Etiopi.

Ma sempre più spesso l'idea musicale di Maniglia, basata su arrangiamenti più corposi e meglio strutturati, affascina il gruppo. Nascono due schieramenti: quello degli entusiasti mi vede in prima linea, con Cavotta. Dall'altra parte si viene a trovare il Kosta: capisce, forse per primo, che lo spazio per Lello sta facendosi sempre più ristretto e l'amicizia che li lega gli rende difficile accettare il nuovo corso. Saranno mesi di sperimentazione, peraltro molto proficua, e di piccole tensioni.

Nel frattempo stiamo partecipando ad un nuovo concorso che in caso di raggiungimento della finale ci permetterà di suonare al Palavobis: si tratta della cosiddetta festa di Primavera, evento organizzato da un'associazione per i disabili di Milano. Le selezioni avvengono alla Sala della Provincia in via Corridoni. Non risultiamo particolarmente simpatici all'organizzazione: si aspettano forse gruppi più vicini alla dimensione oratoriale. Ma il voto spetta al pubblico, e il pubblico ci regala il biglietto per accedere alla serata finale. Qui saliremo sul palco con alcuni Big della canzone leggera italiana del momento: Sabrina Salerno, Donatella Rettore, Eugenio Finardi, Leone di Lernia, Franco Mussida. Ci saranno anche, freschi reduci dal festival di Sanremo, Rosita Celentano e Andrea Guidi (figlio di Johnny Dorelli). Presenta Jo Squillo. Per la serata della finale ci spettano cinque minuti, l'equivalente di un pezzo. Decidiamo di proporre Sera di Marzo perché unisce la musica orecchiabile ad un testo divertente. Per darle una veste consona all'occasione ci rivolgiamo niente po' po' di meno che a Viel, docente di composizione al Conservatorio di Milano e allievo prediletto del grande Stockhausen. L'idea di avere un arrangiatore di lusso ci esalta, ma nessuno si aspetta di trovare un maestro tanto severo. Soprattutto il Kosta, il quale dovrà passare giorni interi sulle partiture predisposte dal buon Viel. Le sessioni prove si svolgono in uno studio sulla Novarese, il Diam, un fatiscente ex bordello riadattato: saranno ore terribili con un'atmosfera da compito in classe. Viel dirige il tutto, interrompe di continuo, minaccia l'uso del metronomo, redarguisce, ma anche incoraggia. Quando si stacca per andare a mangiare una pizza, verso la mezzanotte, si ride e si scherza come vecchi amici; ma davanti agli strumenti, ragazzi.. lui è il maestro e noi gli allievi, e la bacchetta che usa non è solo quella per dirigere l'orchestra.

Arriviamo quindi alla serata del Palavobis: ci presentiamo in largo anticipo, già carichi di whisky. Sul palco si stanno divertendo Finardi e Treves in un duetto blues davvero notevole. Saranno i simpaticoni della serata, loro e un'incontenibile Donatella Rettore. Per il resto poco da dire: ci innamoriamo della vicina di camerino, una Sabrina Salerno splendente al suo arrivo e trasformata dal suo staff in un feticcio da camionisti al momento di salire sul palco. Incredibile ma vero: ha più agenti di Security del Presidente della Repubblica. Quando fa il suo ingresso nei camerini ci sono addirittura dei carabinieri a scortarla e se non fosse per i nostri Pass (che recitano "artisti" ..?!) verremmo sbattuti fuori, noi e Finardi, sensibile anch'egli alle belle poppe della cantante. Altro mito è Leone: ci mettiamo in coda (saremo una decina tra gruppo e seguito) a chiedere un autografo; dopo i primi cinque scarica un rosario di madonne: e quanti cazzo ne siete? Si chiede contrariato con la mano che già gli duole per il troppo scrivere..

Prima del concerto c'è un nugolo di piccoli fans che si affacciano alla zona camerini per chiedere autografi, foto dediche. Nessuno (ovviamente) conosce Gli Etiopi e così mettiamo in giro la voce di essere lo staff di Raf. Tempo trenta secondi e siamo assediati da ragazzine in delirio. Dall'interno, nascosto agli occhi di tutti, Maniglia camuffa la voce e si finge la popolare star: alle richieste di autografi, che noi ci premuriamo di riportargli, risponde con bestemmie tonanti e inviti ad andare a fare in culo. Le piccole adolescenti alla porta non credono alle proprie orecchie; quando il loro mito inviterà lo staff a bastonare ‘ste quattro rompicoglioni che non mi lasciano in pace, apriti cielo! Ce ne sono alcune che piangono, altre che, offese, iniziano a urlarne di tutti i colori. E così, dopo pochi minuti, daremo l'annuncio ai pochi che hanno resistito alle transenne che Raf se ne va, non salirà sul palco, stressato dalla loro petulanza..

Sul palco ci comporteremo a dovere, inquadrati nell'arrangiamento di Viel; stiamo per salutare il pubblico al termine dell'esibizione quand'ecco salire sul palco, con fare minaccioso e sprezzante, tal Muciaccia, ex musicista dei Kaos Rock il cui unico merito, al momento, pare essere quello di accompagnarsi a Jo Squillo, presentatrice della serata. Il giovane pensa bene di spintonarci giù dal palco, davanti al pubblico. Ma verrà il nostro turno: dopo pochi minuti lo mettiamo in mezzo ed è solo l'intervento di un saggio e magnanimo Treves a risparmiare all'ex punkettaro milanese una breve tournée al Pronto Soccorso del vicino San Carlo.

Passano alcuni giorni e una nuova sorpresa ci attende: Fausto Pirito, nota firma del giornalismo musicale ci propone di girare il numero zero di un format che vorrebbe proporre a Mediaset: si tratta di una specie di talk show girato all'interno delle scuole superiori di tutta Italia: una sorta di assemblea aperta dove i ragazzi si confrontano sui temi - più o meno scottanti - dell'attualità: il nostro ruolo dovrebbe essere quello di improvvisare stacchetti e commenti musicali (un po' alla Bracardi del Maurizio Costanzo Show) nonché di proporre cover all'interno del programma. Avremmo poi, tuta nostra, la sigla di chiusura: ogni puntata un pezzo diverso del nostro repertorio. L'affare ci interessa e di lì a poche settimane partiamo per Modena dove registriamo, per l'appunto, il numero zero del programma. Dopo la cover (corretta) di With a little help from my friends improvvisiamo Another brick in the wall con parole tutte nostre: nasce così: Pizza con l'olio, destinata a diventare un appuntamento fisso delle nostre esibizioni live. Canta Ska e io e Gianluca siamo al coro: "hei, Gino iammuccinn' ‘o bar: tutto quello che voglio è una pizza con l'olio". Si tratta di cronaca vera: Milano, anni '70, scuole medie mica paglia!!

Dopo la registrazione si va tutti in Trattoria da amici comuni in collina, sopra Maranello: sarà un vero e proprio baccanale al quale partecipano le stupende ragazze dello staff della trasmissione, tra le quali la presentatrice, una godereccia (nel senso che sa stare bene a tavola..) top model dell'est eh, che bellezza..! Salutiamo i ragazzi della trattoria prenotando per la prossima festa Etiope da lì a circa un mese..

Prima della festa (delirante) di quell'anno, vale la pena ricordare però due altri momenti significativi: il Concerto al parco nord, con Maniglia definitivamente alla chitarra, e il Concerto in via Forze Armate; soprattutto quest'ultimo episodio merita di essere raccontato: suoniamo in uno spazio in mezzo alle case popolari, è una serata estiva che promette pioggia e il clima non è dei migliori. A fianco del palco hanno montato una calcinculo che spara decibel a manetta (prendi il palloncino, dai , un giro in omaggio, dai..); il poco pubblico che assiste all'inizio del concerto sembra non gradire lo stile. Arrivano in soccorso però gruppi di fedelissimi: ecco la Brigata Maccheroni capeggiata da Gli indomabili, ecco Elvio, Fabio.. la tensione cala e ci possiamo permettere qualche fuori programma. Il primo è il Bucc: ciucco tradito parte con un farneticante e inarrestabile a solo di batteria. Verso il quinto minuto di rullata si alza, inizia a prendere a calci la gran cassa, poi il rullante, il charleston, i tom; calci terribili e urla e poi, il gran finale: tutta la batteria vola giù dal palco; nel mentre Maniglia estrae una scacciacani e inizia a sparare all'impazzata. Ora anche il pubblico locale sembra gradire

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Il Bucc, questo simpatico pazzerellone.

Quanto al concerto annuale del parco nord ci sarebbe poco da dire se non fosse che l'irrefrenabile Maniglia offre una prova di alta cialtroneria: durante una pausa usciamo all'aperto e tiriamo due calci al pallone. Palla al Maniglia che calibra una bordata fulminante dritta in faccia ad una formosa ragazzina che passeggia fuori di scuola. Centro!! La poverella cade a terra mezza svenuta, ed eco il nostro "farsi prossimo": le pratica una respirazione bocca- bocca con massaggio cardiaco (o giù di lì). Saranno le amiche, terrorizzate, a salvare la giovane dalle grinfie del Casanova Bressese.

La festa de Gli Etiopi di quest'anno sarà quindi memorabile anche perché è la prima con Maniglia: due giorni di vero e proprio delirio. Si parte sotto l'acqua un sabato mattino. Primo appuntamento è nei pressi di Maranello: per l'aperitivo scegliamo un piccolo circolo sulla provinciale, abbastanza isolato. Al momento di pagare i tre giri di bianco insceniamo una gazzarra spaventosa. Pago io, no io, bastardo avevi promesso che mi lasciavi pagare.. la gente presente nel locale si agita: chi sono questi forestieri dall'aria poco raccomandabile? Il Maniglia inizia a piangere: io dovevo pagare, io.. e via: si straccia la camicia davanti agli occhi esterrefatti della cassiera. Al che, tutti addosso: la camicia (indossata per l'occasione) va in mille pezzi. Non litigate! Non litigate! grida la gente nel bar. Niente: il maniglia viene portato via a braccia e caricato di forza su una macchina che scompare a tutto gas. Noi ci ricomponiamo, salutiamo, usciamo: mi raccomando, non avete visto niente..

A pranzo raggiungiamo la trattoria amica: pochi secondi e il gestore capisce l'antifona.. via i bicchieri! Una caraffa a testa!! Perdiamo il conto del vino bevuto e delle tigelle mangiate: doppi primi, tripli secondi, dolci, amari e grappe a stantuffo, caffè. Il locale è (quasi) tutto per noi: resiste (poco) una coppietta due tavoli più in là. Al terzo turno della gara di rutti lei, rossa in volto, chiederà al suo lui di portarla via "immediatamente", cioè appena un attimo prima che inizino le eliminatorie per la gara di scorregge. E sarà una gara appassionante, tant'è vero che il Maniglia arriverà, all'ultimo, a cagarsi addosso mentre cerca di tramortire definitivamente il Bucc, steso sui sedili della macchina in coma etilico. Ma la sorte è dalla nostra: accompagnato il prode Maniglia ad acquistare un nuovo paio di slip a Maranello, qui il nostro conoscerà le due splendide commesse della merceria locale le quali ci faranno dono di biglietti gratis per l'inaugurazione della locale discoteca Ma prima: tutti a Bologna per il caffè, per l'aperitivo, per la birretta.. E poi: di nuovo in trattoria per la seconda grande abbuffata sotto lo sguardo incredulo dell'amico gestore.

In discoteca è il delirio: puzziamo di aglio, vino, cipolla e ciononostante andiamo all'assalto delle bellezze locali. Scene di panico con ragazze che urlano, i bulletti del luogo che ci squadrano e noi ciucchi e splendenti. Prima che il tutto degeneri, ecco il diluvio: le piste all'aperto diventano impraticabili, nell'unica sala interna c'è un caldo boia. Alle tre molliamo la discoteca e ci infiliamo nel primo motel, purtroppo senza compagnia gradevole se non quella di un fratello etiope per stanza. Doccia bollente, video porno, frigo bar.. buona notte fiorellino, domai si fa il bis.

E così è: dopo il whisky delle 10,30 all'autogrill, partenza per Guastalla, ridente località a bordo Po, per la proclamazione del Re dello gnocco. Gran festa popolare: quintali di gnocchi, in tute le salse, cucinati in piazza; lambrusco ad ettolitri, caffè grappa e sigarette. A stento raggiungiamo la spiaggia del Po poco distante. Qui inizia una sfida a pallone che sembra una battaglia: Gli Etiopi contro il Resto del Mondo, ovvero dieci ragazzini delle medie che corrono come saette. Verranno falciati regolarmente da entrate a piedi uniti, calci con anfibi o stivaletti borchiati. Solo la minaccia dei genitori di chiamare le forze dell'ordine pone termine al confronto. Il risultato è impietoso e così ci consoliamo con una frittura di pesce prima di fare rientro a Milano.

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chi ghinscì l'è semper festa


Di lì a poco partiamo per le vacanze estive: c'è metà gruppo e, guarda un po' chi si rivede, un Mario in splendida forma: passeremo circa 20 giorni al bar del campeggio con la chitarra in mano e litri di amaro in corpo. Nemmeno Bukowski l'avrebbe mai fatto!

Dopo le ferie tradizionale appuntamento annuale con la Festa dell'Unità, quest'anno a San Donato: il palco è collocato in una piccola arena e c'è posto per molti spettatori. Per noi è l'occasione ghiotta per presentare un inedito. Si tratta di Saturday Emilian Tragedy, un collage azzardato tra "In morte di F.S." di Guccini (le strofe), ritornelli etiopici, e la musica di "Staying alive" dei Bee Gees. E' un'estate intera che si parla di incidenti mortali, di stragi del sabato sera: sembra che non esistano giovani diversi da quelli che si schiantano in macchina all'alba della domenica E' un tormentone, telegiornali, giornali, radio: un'ossessione. Non potevamo astenerci dal dire la nostra: " eccomi, sono qui, mi son calato un'extasy / la macchina è rapida, manca poco a Rimini l'aria è calda, sono qui, ballerò fino al mattino / fate largo, non ce n'è, della pista sono il re Carica!, mi sento giù, è tempo di tequila boom / e pago io, poi paghi tu, siamo tutti a testa in giù che succede, sto partendo, l'house mi picchia ancora dentro... / 180, poi 200, poi il pilone di cemento ma molti sono i giovani a morire sulle strade di sabato / lo dice anche in tivù il telegiornale che è una strage di sabato / ah ah ah ah sabato, sabato / ah ah ah ah sabato-o-o-o-o-o E 'sta fine da coglione che vi serva da lezione / non bevete, non fumate e a ballare non andate". Il finale è imperativo: "Restate in casa, all'oratorio, ma dove andate mai?/ domani è festa, poi si lavora, dovete riposar: E' Sabato-o-o-o-o"!!

Saturday Emilian Tragedy segna una svolta: l'esecuzione del brano con una ritmica quadrata, con il riuscito utilizzo di violini synth, con accenni percussivi ben realizzati, ci autorizza a credere che si possa fare un passo avanti nell'arrangiamento dei brani. Insomma: possiamo osare di più. L'entusiasmo si riverserà nella prossima produzione. Nuovi testi, nuove melodie e nuove possibilità di arrangiarle e orchestarle.

Entriamo in Studio a Monza nel novembre 1990: Lello non suona più con noi, Maniglia si è ormai stabilito definitivamente alla chitarra Synth, lasciando le percussioni acustiche a contorni di alcune esibizioni dal vivo. In rapida successione registriamo Uomo in ammollo, Si è rotto, Un amore diverso, Al bar della stella, Larve, Miti del sesso, La nostra fiducia, MM, Un amore vvere. Ancora oggi amo particolarmente quella sessione di studio: c'è, nella musica e nei testi, un'audacia tutta nuova, la voglia di sperimentare. I brani, con scaletta diversa, verranno proposti per la prima volta al Sorpasso disposti come a formare una sorta di concept album, con un legame sottile che tende a denunciarne l'unità di ispirazione: noia, desiderio di evasione, iconoclastia spinti a livelli parossistici. Di MM già si è detto: l'arrangiamento in studio la rende ancora più paranoica, martellante, sino all'esplosione dell'inciso, la valvola di sfogo (sessuale) di tutto il brano.
Uomo in ammollo è un rock molto tirato, dai toni allucinati: "Ero un tipo eversivo, mi sniffavo il detersivo / per sentirmi bianco dentro e restare più contento / oggi invece son cambiato e ci faccio il bucato / voglio dire, dopo cena, me lo inietto nella vena / Non si beve non si fuma ci si sballa con la schiuma / oltre tutto è conveniente perchè costa quasi niente di cambiare non ci penso, alternative non ne ho / con le donne vado in bianco che più bianco non si può". Poi il ritornello, cantato con voce stralunata: "Sono l'uomo in ammollo / pronto per il decollo / voglio restare a galla / ma la polvere mi sballa..".
Si è rotto
è un pezzo cabarettistico, cantato e recitato con un occhio al teatro – canzone gaberiano, e allude alla rottura del condom per poi, nel ritornello, allargare gli orizzonti " si è rotto il mio modo di fare / si è rotto il mio modo di amare / si è rotto il rapporto con gli altri / le donne, gli amici, la gente / d'altra parte anche io sono rotto / d'altra parte anche io son spezzato ".
Più o meno sulla falsariga di S'è rotto ecco Un amore diverso: è la crisi della coppia, la noia di un rapporto ormai stanco e la richiesta incessante della partner di essere un po' più entusiasta, di uscire dal torpore. E così lui si trasforma, una piccola metamorfosi in una sorta di polpo multitentacolare, che la afferra, la immobilizza, la capovolge o meglio la ribalta in un climax crescente ben sottolineato da una tastiera incalzante.
Al bar della stella
è la fotografia delle nostre serate di fine anni '80: tutte uguali, tutte passate nella birreria (Stella Artois) vicino a casa con il desiderio di una vita diversa, vita che poi ci inventiamo nelle ore passate in macchina, tra una sigaretta e l'altra mentre scacciamo la voglia di andare a dormire. Il pezzo inizia con il canto contrappuntato da un oboe synth: "ogni sera torno a casa, con la testa che mi pesa... troppo! / E seduto sopra il letto, come se fossi distrutto, io mi lascio andar / prima che mi venga da star male io mi affaccio sulla tazza e mi ci specchio / e mi trovo sempre un po' più vecchio / c'è chi dice che è la birra che mi gioca questo scherzo, ecco / non è che non ci creda ma ci sono molte altre ragioni / sarà che manca sempre uno stimolo eccitante, una novità / ormai sono un ragazzo tutto casa, stadio e bar", e quindi il ritornello: "qui non c'è un'idea che mi appassioni veramente / qui non c'è una donna che mi attragga fatalmente / chissà, forse una vita stile porno star / sesso, cocaina, feste in mezzo al mare / chissà forse una vita stile porno star / per berci su una birra e raccontarlo al bar".
Larve! è invece un atto di accusa a tutta una generazione, la nostra. Suona un po' come una ballad nelle strofe, tutte improntate al ricordo di un'età dell'oro in cui si rideva con semplicità, si cantava con semplicità, si scopava con semplicità. Il ritornello invece stacca: il coro urla LARVE! e la voce solista gli si contrappone: "LARVE! Nessuno se ne è accorto e oggi siamo tutti LARVE! Nessuno che ha parlato nessuno che ha reagito LARVE! Ci han neutralizzati, siamo omologati LARVE! Schiavi della quotidianità". La chiusura è laconica "Certo che da una volta siamo proprio receduti / sembra di essere tornati indietro fino al cinquantotto / rincoglioniti al flipper dal mattino alla sera / perchè chiusero i bordelli e di fumo non ce n'era!".
Miti del sesso
è uno swing che inizia con voce e chitarra e vede poi l'inserimento degli altri strumenti, tra i quali un vibrafono synth che esegue un lungo a solo. È una canzone allegra, da vero gagà: " Da qualche tempo in qua io vivo come un re / Sono un fornitore di prestazioni osè / Di tipi molto in gamba, proprio come me / Dubito ne esistano, d'altronde sai com'è / A nord della città ci sono solo io / Le donne già lo dicono, per loro sono un dio / Non conta solo il fisico, ci vuol la fantasia / E qui, potete credermi, sono una garanzia Sono un duro, c'ho il boxer esplosivo / Voglio dire ho un carattere espansivo / Soffro molto se sto solo, ho il magone, sai com'è / Stare in due mi va già meglio ma è più bello se si è in tre / Sono un amante del numero perfetto / Qui mi chiamano il Pitagora del lettoCosì oggi vanto un'esperienza eccezionale / Sono già un mito, roba da manuale Sono citato sul "Tuttocittà" / un monumento, una divinità Se non mi credete, fa niente, è lo stesso / Ma per le vostre donne sono un mito del sesso".

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Soffro molto se sto solo, ho il magone, sai com'è
Stare in due mi va già meglio ma è più bello se si è in tre
Sono un amante del numero perfetto
Qui mi chiamano il Pitagora del letto


La nostra fiducia bersaglia la canzone leggera italiana del periodo; riprende all'inizio, vagamente, il tema musicale di Farfallina di Luca Carboni, per poi esplodere, nella seconda parte del brano nella classica invettiva all'etiope: "VAFFANCULO a 'sta generazione / a questi figli di televisione / sentirsi sani sentirsi belli / sentirsi tutti fotomodelli / VAFFANCULO a 'sto tipo d'amore / che mi deprime e mi lascia deluso / sarà che io mi sento escluso / dal vostro mondo pronto per l'uso / VAFFANCULO a chi ci scrive canzoni / la faccia dolce e gli occhi buoni / a chi le ascolta e si sente contento / a chi trasuda di sentimento / e VAFFANCULO a chi ha perso l'orgoglio / di meritarsi qualcosa di meglio / quanto a me io sono deluso / da questo mondo pronto per l'uso".
Dopo MM, chiude la registrazione Un amore vvere, canzonetta sullo stile partenopeo – sgrammaticato. Viene eseguita a due voci: con me canta il Kosta, che dal vivo scioglierà la sua treccia e indosserà una conturbante gonna di jeans: "[Kappe] Chi ti ha imparato di trattarmi così / Ho camminato la strada per te / E non mi lasci parlare 'ste poche parole che devo dire a te / [Kosta] Quello che faccio l'ho imparato da me / Sarei presunta se dicessi che / Non puozze fare a meno di te perché turna cummè / [Coro] Ammore nun me deve lassà / Ammore come puozze campà / Ammore presto turna cummè / Io ti voglio a te!!!". Riascolteremo la cassetta mille volte, soddisfatti. Alcuni pezzi diventeranno cavalli di battaglia, immancabili tormentoni nei concerti a seguire. Altri avranno una sorte diversa: li proporremo dal vivo solo le prime volte al Sorpasso. Ciononostante restano assolutamente indicativi dell'anima etiope, ancora oggi.

Quell'anno metà del gruppo passerà le Vacanze di Natale a Parigi: sarà bello, la notte di San Silvestro, cantare Lorena a squarciagola davanti ai peep-show di Rue St. Denis: alcuni italiani ci riconoscono, roba da matti

Dopo alcune rappresentazioni al Sorpasso ben riuscite, con un pubblico sempre più allargato a facce nuove che diventeranno ben presto fans del gruppo, eccoci chiamati ad un impegno particolare. Siamo a fine Gennaio: Saddam ha invaso il Kuwait e sta per essere dichiarata la guerra. La sera della dichiarazione siamo tutti in Piazza Duomo per un'iniziativa pacifista: è stato organizzato un Concerto e abbiamo dato la nostra disponibilità. Dal palco si vede gente a perdita d'occhio, fa un freddo cane ma mezza Milano, spaventata, vuole assistere unita a quella che promette di essere la prima vera guerra per l'Italia dal '45. Cerchiamo, per quanto possibile, di portare un po' di buon umore: per l'occasione presentiamo una marcetta dedicata al prode Saddam, scritta appositamente nel pomeriggio: "Saddam, Saddam, Saddam sì, sì partiam / ‘sta volta giù nel golfo mi sa che ci arriviam / che bello, che bello via da Cinisello / una novità per lasciare la città / Saddam, Saddam, Saddam sì, sì partiam / la Jeep la prende Alberto, vedrai che bel deserto! Che bella, che bella che bella comitiva / Chissà se si vedrà la Domenica Sportiva / Le mamme preoccupate / le raccomandazioni / "ricordati il fucile / allacciati i calzoni / fa caldo giù nel golfo / ma portati il golfino / non piove là in Kuwait / ma portati il K-way" / Saddam, Saddam, Saddam sì, sì partiam / ‘stavolta su dal Golfo mi sa che non torniam / Però, però io forse non ci sto / mi imbosco in Val d'Aosta che c'ho su la roulotte!". La canzoncina avrà un bel successo, destinato a raffreddarsi pochi mesi dopo quando la Guerra del Golfo perderà d'interesse per la stampa italiana.


Ma prima che ciò accada un'altra iniziativa pacifista ci vede in prima in linea; e non potrebbe essere altrimenti poiché io stesso figuro tra gli organizzatori: si tratta del Concerto per la pace al teatro Smeraldo la sera del 7 marzo 1991: tra gli ospiti figurano Elio e le Storie Tese, Afterhours, Ritmo Tribale e pure Gli Etiopi. Sarà un bellissimo concerto, con un impianto di lusso su un palco di extra lusso. È una serata indimenticabile che per noi varrà come una piccola consacrazione, tanto è forte l'abbraccio del pubblico. L'intesa è perfetta: proponiamo i nostri pezzi rock e un paio di intermezzi cabarettistici. Sembriamo una piccola famigliola: tanti giovani fratelli. Insomma, un'iniezione di entusiasmo.

Con lo stesso spirito, pochi giorni dopo, ci presentiamo al Sorpasso. È la sera del 28/3/91 e registriamo su DAT il concerto. La scaletta prevede una intro demenziale con Maniglia nelle vesti di James Brown interrotto da Ska che rilancia la sigletta di "Buongiorno RAI 1". Poi Sempre più solo, In riva al mare, L'uomo in ammollo, A' discuteca, La pizza con l'olio, Larve!, Lorena, Mazurka, Miti del sesso, Si è rotto, Rane mangione, Sonia, Safari Metropolitano, Don gaetano / S.W.P., Un amore vvere, Un amore diverso, alcune poesie di Alessio, Cattivo, Cacca di cane, Caro papà, La nostra fiducia, Femore, MM, Skazzo blues, La Signora, Guttalax, Bambini bastardi. La scaletta è rappresentativa delle nostre esibizioni dal vivo di quel periodo.

Un appuntamento importante di lì a pochi giorni è il Festival del Rock demenziale di Novate: il Comune del piccolo Comune ha deciso, con grande coraggio, di organizzare un festival dedicato ad un genere che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede. Il festival sarà un'occasione per simpatizzare con un po' di gruppi del milanese, intenti a proporre un genere simile al nostro. Tra i tanti diverremo particolarmente amici di un gruppo allucinato, "I fratelli Abbagnale", che si presenta in scena con la sagoma di un indiano Apache a vegliare sulla buona riuscita del concerto. Hanno un umorismo stralunato ma convincente e li inviteremo a suonare con noi in diverse occasioni, presentandoli al Sorpasso. Il concorso prevede una targa per il primo posto, una confezione da 10 di Crodino per il secondo e un chilo di pasta per il terzo. Prima di essere proclamati vincitori, di soppiatto Ska si è già ingurgitato il secondo premio, il quale spetterebbe invece ad un gruppo capitanato da un cantante simile a Mike Tyson: saranno attimi di terrore nei camerini e nel backstage, inseguiti dal colosso che rivendica i suoi crodini. Sanciremo la pace un'ora più tardi in pizzeria, dove verrà servito al Bucc, assai delicato di stomaco, un caffè condito al peperoncino rosso. L'originale calumet resta il simbolo del concorso Novatese.

Altri concerti degni di nota li terremo, nello stesso periodo, alla discoteca "Ipotesi" (l'odierno "Jammin'"), al Comune di Pieve Emanuele, alla festa dell'Unità di Segrate. Il primo si segnala per la pessima accoglienza e per le condizioni allucinanti nelle quali siamo tenuti ad esibirci: nella stanza dietro il palco, proprio mentre suoniamo, impazzano i decibel della House più martellante. Non si capisce nulla di quello che facciamo: non si sentono i suoni, non si comprendono le parole. Ci vendicheremo svuotando il bar e dando spettacolo in pista dopo il concerto. Se non fosse che dobbiamo ancora smontare l'impianto, quei quattro bastardi della Security ci sbatterebbero fuori a pedate A Pieve suoniamo nella sala del Consiglio davanti a quattro persone invitate per l'occasione: si tratta infatti della campagna elettorale per le elezioni locali. Miracolosamente la maggioranza uscente verrà premiata e riconfermata dall'esito delle urne.. A Segrate proponiamo il gioco del Karaoke, novità del periodo: durante i concerti facciamo salire sul palco qualcuno del pubblico perché si esibisca cantando le nostre canzoni oppure qualche classico della canzone italiana riarrangiato in chiave Hevy Metal. Per due sere consecutive salirà tale Connie, abbondante ragazzona dalla voce roca. Interpreterà Il ballo del qua – qua senza quel tocco di grazia che la sola Romina riusciva ad infondere al pezzo: ma la carica di Connie è ben altra cosa. Se si impossessa del microfono non lo molla più: la seconda sera pretende di restare sul palco per tutto il concerto e a nulla valgono i calci negli stinchi appioppatile da Cavotta. Anzi, tenta in tutti i modi di accalappiarsi qualche etiope: ci tenta con Alessio balzandogli sulla moto, poi con me e Ska che cerchiamo di occultarne il corpo nel laghetto di Redecesio. Niente da fare: è dura a morire.. La baratteremo per un hamburger a tarda notte in Piazza Loreto con un venditore turco di bibite e panini dallo sguardo assatanato

Tornando alla musica, il rientro dalle ferie ci vede per lungo tempo impegnati nella realizzazione di un progetto discografico: per la prima volta decidiamo di fare le cose seriamente.. prenotiamo uno studio piccolo ma efficiente, il Sinergy di Affori. Stampiamo le copertine per le musicassette, paghiamo i bolli SIAE, riarrangiamo i pezzi. Quest'ultimo è un passaggio obbligato e al contempo delicato: per ridurre al minimo i costi della sala decidiamo di affidare al Maniglia il compito di riportare su computer tutte le tracce. Si tratta in buona sostanza di creare le basi artificialmente, risparmiando il costo della registrazione su piste di basso, batteria, tastiere: solo chitarra e voci verranno registrate in studio dal vivo. Maniglia accetta con entusiasmo e nell'esecuzione del compito ci mette molto del suo. Pronte le basi stentiamo a riconoscere i pezzi: li ha "girati" tutti, come si dice in gergo: nuove linee di basso (in questo coadiuvato da un non meno entusiasta Cavotta), variazioni sul tema, inserti spregiudicati (arriva persino a "citare" la Sagra di Primavera di Stawinsky). Da un lato c'è chi si innamora del lavoro fatto – e io sono tra questi – e chi invece ne contesta il totale stravolgimento del sound etiope – e questo è altrettanto vero. Ma il tempo per rifare tutto da capo non c'è: "accettatela come sfida", dice il Maniglia, e così si va in studio. Per circa un mese registreremo voci e chitarra. Un lavoro lungo, che prende parte di ogni pomeriggio e quasi tutta la notte. Termineremo con una session ininterrotta di circa 40 ore per il mixaggio definitivo. È un'esperienza splendida e fondamentale. Alcuni amici offriranno la loro collaborazione. Tra questi Alex Baroni, grande amico di Cavotta e Maniglia, che offre la sua classe e la sua voce nei cori: li rivede, li sistema e li esegue con una corista molto graziosa, compagna di un tecnico dello studio. Anche Elio, amico di Alex, dirà la sua con alcuni interventi spiritosi lasciati sulla segreteria telefonica de Gli Etiopi!

La scelta dei pezzi, i nuovi arrangiamenti, il gusto musicale e la pulizia del suono.. a lavoro terminato c'è di che essere soddisfatti. È stato un investimento importante, ora stamperemo 1000 cassette di prova e poi, chissà, c'è già chi ci cura la distribuzione... Forse è la volta buona, chissà

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E invece iniziano i problemi: intanto spariscono nel nulla le mille cassette e i timbri Siae con relative copertine. Aleggiano brutti sospetti tutti interni al gruppo, ore, giorni di discussioni, accuse, liti, tensioni. Tensioni che si allargano: qualcuno sostiene che tutto sommato non è poi un peccato perché "quella non era una registrazione da Etiopi!!". La tensione si avverte anche dal vivo: stiamo suonando bene, non c'è che dire: per sfruttare gli arrangiamenti del Maniglia il Bucc suona col click in cuffia; al momento giusto il sequencer fa partire fiati, violini, suoni elettronici suggestivi.

La serata più bella, a Lainate, già nel 1992, dopo il miglior concerto della stagione conclusosi con un lungo applauso, inchini sul palco, incessanti richieste di bis, il Bucc presenta il conto del suo scazzo: Non suonerò mai più col click, annuncia. E non è una decisione da poco perché apre un fronte interno al gruppo: innovatori e tradizionalisti dividono esattamente a metà il gruppo. Per fortuna ci sono le vacanze che incombono: la discussione è rimandata.

Al rientro non c'è tempo per affrontare seriamente i dissidi interni, abbiamo alcuni impegni pressanti: la Festa dell'Unità, ora al Portello, interrotta da un acquazzone spaventoso; alcuni concerti per le Feste della Birra in provincia; i soliti locali, qualche spazio nuovo. Per il momento decidiamo di suonare senza l'ausilio dell'elettronica, ma ne riparleremo più avanti.

Altro impegno importante (si fa per dire) è il Concorso Canoro della Martesana: Maniglia ha provveduto all'iscrizione, non si capisce se per farci uno scherzo o perché è definitivamente andato in acido. Si tratta infatti di un concorso per voci nuove, un mondo mille anni luce distante dal nostro. I cantanti si sfidano su basi registrate, con l'ambizione, si suppone, di partecipare a qualche trasmissione televisiva su emittenti locali. Il concorso – rassegna si svolge nel parcheggio del centro commerciale di Carugate, sotto uno stand tipo festival de l'Unità che la sera sarà stipatissimo. Colti di sorpresa dal Maniglia, decidiamo a nostra volta di sorprendere l'organizzazione: dedicheremo al folto pubblico di famigliole festanti In riva al mare. E ci azzecchiamo: la prima parte, riarrangiata, ricorda quelle belle canzoni sanremesi anni '60, sole, mare, amore la gente tiene il ritmo battendo le mani a più non posso, ci sorridono. Il Bucc strappa qualche applauso in più perché improvvisa una sorta di tip-tap. Ma alla seconda strofa succede il disastro: come intono "ti ho violentata in riva al mare" la gente strabuzza gli occhi, cessa il battito di mani, lo stand piomberebbe nel silenzio se non fosse per la nostra base e le nostre voci che imperterrite continuano. Regaliamo sorrisi a mille denti durante tutta l'esecuzione e mentre abbandoniamo il palco. La gente è sbalordita: salve ragazzi, veniamo da Milano, come si vive in campagna? Idem con l'organizzazione, assolutamente imbarazzata: ma non avevate un altro pezzo? No..

Ben diverso il pubblico che ci attende ad Idro nel 1992: un nostro amico, anni prima, ha regalato la nostra cassetta durante il servizio di leva ad un commilitone. Questi, professato il verbo in alta montagna, decide essere giunto il tempo di invitare dal vivo quei pazzerelloni de Gli Etiopi a Idro, in una fresca serata autunnale. Ci offre vitto e alloggio oltre ad una carica devastante di simpatia. E allora si parte; dopo tanta strada siamo accolti all'inizio del paese da un grande striscione appeso sulla via principale "Benvenuti Etiopi", manco fossimo il nuovo parroco! Il concerto si terrà nel bar del paese sul lago. Dopo una cena pantagruelica si suona: finestre spalancate perché il bar è stracolmo e la gente pressa da fuori per entrare. Ad un certo punto.. Karaoke. i ragazzi di Idro cantano alla perfezione alcuni nostri vecchi pezzi che nemmeno più ricordiamo. È uno spasso; dopo il concerto il nostro anfitrione diventa padrone di casa: ci lascia la sua bellissima cascina in campagna per la notte, non prima però di una mega spaghettata con cinquanta persone. E allora: giù vino, super alcoolici, sostanze demenziali e quant'altro. Rimasti soli raccoglieremo quello straccio del Bucc, devastato dall'orgia alcolica, per riporlo al coperto sul comodo divano. Nel tentativo si risvegliarlo dal coma lo adageremo sull'amplificatore di Ska, insolito cuscino, per sparargli nelle orecchie tutta la potenza del a solo di Pizza con l'olio. Sono le quattro del mattino e nella valle risuonano le note metropolitane de Gli Etiopi. Ma il Bucc non da segni di vita. Abbandoniamolo al suo destino. Noi ci accomodiamo per terra, su materassini da campeggio tanto sottili che nulla possono contro il freddo che dal pavimento penetra nelle ossa. Sarà una notte dura, anche perché, appena spenta la luce, inizia una terribile battaglia senza esclusioni di colpi. Sul pavimento, in mezzo alle nostre masserizie, sono adagiate innumerevoli mele colte nel campo vicino si trasformeranno in temibili munizioni, sfrecciando ad altezza uomo per le prossime tre ore. Torneremo a Milano distrutti, ma felici..

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Altro appuntamento particolare sarà quello tra gennaio e febbraio al Motoraduno della Cisa: in un piccolo campeggio in alta valle, vicino a Pontremoli, si tiene l'annuale appuntamento al quale, da tempo, Alessio presta la propria collaborazione in fase di organizzazione. Così siamo invitati in veste di musicisti. Ma subiamo alcune significative defezioni: non viene Cavotta e non viene Maniglia. Sarà il Kosta, con la tastiera, a dover supplire il basso.. Alloggiamo in un ex vagone ferroviario senza riscaldamento: dovremo così abbuffarci di cibo e vino per resistere alle rigide temperature. Questo influirà non poco sulla performance serale. Dopo alcuni penosi tentativi di proporre brani del nostro repertorio decidiamo di soprassedere. Ska lancia un giro di blues che durerà per le prossime due ore e mezza: lo segue Kosta, lo segue Bucc, lo seguo io pure, improvvisando di tanto in tanto strofe in un inglese maccheronico. Il pubblico sembra non accorgersi di niente: balla, balla, balla per tutta la serata in un luccicare di giacche di pelle nera e borchie

La fine dell'idillio con Maniglia, e quindi Cavotta, avviene in concomitanza con la scelta di una nuova sala prove: si tratta niente po' po' di meno della cripta sotto l'altare della Chiesa di Greco in Milano. Vi provano già altri gruppi, la voce circola, ed eccoci qui, a smadonnare furiosamente in (o comunque, sotto..) un luogo consacrato. E di madonne ne volano tante: stiamo provando nuovi pezzi, non c'è intesa tra basso e batteria. Maniglia si intromette in ogni discussione tra Cavotta e Bucc. Una povera ragazza, offertasi come corista, scapperà di corsa dopo una prima sessione di prove: le sembra di stare al Porto, tra marinai incazzati.. e così, in breve tempo, ci si accorge che qualcuno deve allontanarsi per il bene del gruppo. Con signorilità sarà Maniglia a distaccarsi. Cambierà vita nell'arco di una settimana, lasciando il lavoro, il gruppo, la città, la vita, insomma, dei suoi ultimi anni. Parte per la Sardegna dove vive ancora oggi come musicista. La nostalgia per la sua lontananza è oggi in parte temperata dall'arrivo di suo fratello, il Maniglino, attuale percussionista del gruppo: stessa genialità musicale, stessa simpatia. Con quel tocco di affidabilità in più che lo rende indispensabile per i nuovi Etiopi.



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